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Due Gemelli Napoletani
Note e Sinossi
L’idea è quella di ridare vita a quel genere di comicità popolare che fa leva sul gioco degli equivoci, sui paradossi, sullo scambio di persona, sull’esasperazione delle passioni, elementi che da sempre sanno strappare il riso facendo ricorso a battute a volte anche volgari, accentuando in un ottica caricaturale e macchiettistica i personaggi. È come dipingere con un grosso pennello i cui tratti, pochi ed essenziali, non si curano di andare troppo per il sottile, ma si stagliano grossolanamente e potentemente sulla tela. L’adattamento in chiave partenopea di Tato Russo trasporta l'avventura dei Menecmi in una Neapolis coloratissima di servi e padroni, di ancelle e cortigiane, di "femminielli" e parassiti. Le due identità scolpite con intelligenza e bravura, rappresentano il punto di potenza del divertimento pubblico.
È una prova, per il protagonista, non solo di trasformismo, ma soprattutto di generosità, in quanto l’attore è costretto a donarsi energicamente, per tutta la durata della commedia. Classiche e sempre di grande effetto, le gag si susseguono con un ritmo incalzante, tutte convergenti sugli immortali temi della commedia classica (la fame, il sesso, la “roba”), quindi sempre nel pieno rispetto dell’originale plautino. Anche il prologo esposto dalla musa, gli “a parte” rivolti al pubblico e le battute metateatrali di svelamento della finzione (come quando si dice, verso la fine, che i gemelli sono uno e perciò non li si potrà mai vedere insieme), rendono omaggio ai latini, scansando quelle pretese di realismo tipiche del teatro moderno..Luogo della commedia è la Napoli di un passato archeologico, una città decadente, disseminata di ruderi, pezzi di statue e colonne cadute; una città perniciosa e difficile, carnale e lussuriosa. Una piazza, due abitazioni. Il “Prologo”(Rosa Cannavacciuolo) invita il pubblico ….alla storia.
I protagonisti sono i due gemelli Menecmo e Fosicle. Quest’ultimo, dopo la scomparsa del fratello rapito, viene ribattezzato per nostalgia dal padre Mosco (Bruno Alvino), anch’egli Menecmo. Menecmo e Menecmo dunque….. Menecmo (Natalino Di Guida ) è un noto e stimato avvocato napoletano che con la complicità del suo compagno schiavo liberato Spazzola (Luigi Parlato), ama tradire la propria moglie Dorippide (Luisa Russo) sostenuta nel suo dolore dalla devota schiava (Rosa Cannavacciuolo)con l’avvenente Erozia (Tina Norvello), una meretrice che ha al suo seguito le voluttuose Fisicle (Federica Cuomo), Fisilide(Valentina Alfano), e Cilindro un cuoco dalla “spiccata” personalità (Bruno Alvino), l’altro… Menecmo è, invece, un po’ più rozzo, meno educato, segnato dall’accento di Capua, giunto a Napoli con il suo fido schiavo Messenione (Stefano Arpino), alla ricerca della sua famiglia e magari anche, di una vita più agiata. L’istrionico attore si dimena a destra e a manca, nell’alternarsi serrato dell’interpretazione dei due gemelli che sembrano rincorrersi sulla scena senza afferrarsi mai.

Un’amante da accontentare, un tradimento da occultare, un pranzo, una veste e un bracciale, lo scambio di persona, i fraintendimenti… Voce al prologo. Che la commedia degli equivoci abbia inizio!
 
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