I casi sono due - TeatroMio

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I casi sono due
Sinossi
Il Barone Ottaviano Del Duca e sua moglie Aspasia, soli, ormai anziani, senza eredi, vivono tristemente la loro età. Il Barone somatizza la solitudine mostrando tratti ipocondriaci, Aspasia riversa in coccole eccessive al cane Medoro l’istinto materno frustrato. In questa situazione il Barone ha incaricato una Agenzia Investigativa di rintracciare un suo figlio sperduto. nato, prima del suo  matrimonio, da una fugace relazione con una  cantante. Successivamente confessa alla moglie l’esistenza di questo  figlio illegittimo, Aspasia prontamente lo perdona. In casa vive  e lavora con loro, oltre ai camerieri e il Maggiordomo, un cuoco, Gaetano Esposito:  brutto e sgradevole nell’aspetto, petulante e borioso nella voce, ignorante nell’esposizione del pensiero, cattivo e anche… mariuolo. Il primo “deragliamento” surreale ce lo fornisce l’Investigatore, figura improbabile e surreale che tiene comportamenti equivoci e, addirittura prende abbagli. E’ lui che, comunicando alla nobile coppia che l’erede ricercato altri non è che il nuovo cuoco, da poco assunto e già rivelatosi rissoso, maleducato e rozzo, getta per primo la casa nello scompiglio. Il cuoco passando da dipendente a padrone peggiora gli aspetti più negativi del suo carattere innescando situazioni insostenibili e perigliose in tutti e due i campi. Ma l’investigatore scompiglia di nuovo le carte, affermando che, per una omonimia è capitato uno scambio di persone. Il vero Gaetano  Esposito, generato dagli aristocratici lombi del Barone, è un altro; un giovane privo di intelligenza e di ogni spirito vitale, un babbeo fatto e rifinito!  Un altro colpo di scena, derivante dalla testimonianza di una donna riporta, però, Gaetano Esposito ad essere figlio legittimo. Il barone congeda il babbeo felice che non sia quello suo figlio, ma il furb oe intelligente cuoco. Stavolta però il cuoco, sfiduciato  e sospettoso, preferisce sparire insieme all’l’argenteria “di famiglia”. Il sipario cala con i due anziani protagonisti tornati soli purtroppo soli.
 
Note
 
Condotta con i modi della commedia napoletana ottocentesca , Armando Curcio inserisce in questa commedia  risvolti agrodolci, tra malinconia e grasse risate. I fatti si svolgono su di una scena, minimalista, eguale per tutti e due  gli atti  (l’originale  è di tre atti) che suggerisce  una aristocratica dimora napoletana in bilico tra due secoli. La trama di esile commedia degli affetti si impenna su differenti versanti, più improbabili e surreali, più farseschi e decisamente ridanciani. Il fulcro di questa ridda scoppiettante di gags variegate, assortite, ma mai sovrapposte o devitalizzanti è lui, Gaetano Esposito, il cuoco/presunto figlio, che Goldoni avrebbe definito un Carattere; attorno a lui scoppiano i mortaretti delle battute teatrali, dei gesti e dei movimenti, delle pause e dei silenzi; insomma quella summa infinita di particolari che viene definita  “La magia del teatro”. Ho cercato, nel mio allestimento di attenermi a questo, spogliando e sorvolando sull’aspetto amaro per mettere in evidenza quello grottesco e divertente. Gli attori, liberi da costrizioni studiate, agiscono ed interagiscono al solo scopo di divertire sfruttando proprio l’aspetto grottescamente amaro.
 
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