L'uomo col fiore in bocca - TeatroMio

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L'uomo col Fiore in bocca
Note di Regia

A nessuno piace leggere della morte, ne tanto meno sentire della morte o guardare ..teatro sulla morte. Eppure in quanti hanno scritto dell’argomento e sull’argomento? E’ stato proprio leggendo quei pezzi: monologhi, atti unici, poesie che mi è venuta l’idea di mettere in scena “La Morte”.
La morte vista e guardata in diverse accezioni: desiderata, compresa, rifiutata. Uno spettacolo che parlasse di un tema “difficile”, ma con tutta normalità.
Una messa in scena che esorcizzasse il significato estremo dell’”accadimento finale della vita”, anzi che ne sottolineasse la presenza come fatto reale del nostro vivere , imprescindibile , come imprescindibile è il camminare, il mangiare, il dormire , il nascere.
La morte fa parte della vita e non ne è la fine, come il nascere non ne è l’inizio; si trovano, i due avvenimenti, solo casualmente, agli estremi temporali del nostro “esistere”. E’ questo che provo a spiegare con lo spettacolo. I pezzi ruotano attorno a quel piccolo, grande capolavoro di Luigi Pirandello che è “L’uomo dal fiore in bocca..”, grande dimostrazione, tramite gli incalzanti  sillogismi del protagonista, dell’accettazione estremamente serena della morte.
Si gioca con la morte, si elucubra sulla morte, si ride della morte, ci si riunisce nella morte. “Divagazioni in tema” praticamente, corredate da una scena scarna ma mai lugubre, e correlate tra loro da una regia che ha fatto di tutto per centrare l’obiettivo: far capire che la morte fa parte della vita.
 
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