La valigia sul letto - TeatroMio

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La valigia sul letto
Note e Sinossi
“La valigia sul letto”, in questo caso, non è quella di un lungo viaggio, ma quella dei due protagonisti, Achille (Natalino Di Guida ) e Brigida (Tina Norvello). Lui appena licenziato, anche se mai assunto, dall’anagrafe di Napoli, lei lavora come ragazza immagine per una macelleria. Achille al momento “lavora” lavora come custode, in nero, sotto la galleria del cantiere della nuova Linea della Metropolitana, dove “convive”, a causa del recente sfratto esecutivo, con l’amata, in una baracca del cantiere appunto. Si è appena saputo, ma non per caso, che Achille è l’ultimo cugino rimasto in vita di un pentito, Antimo Lo Ciummo (Tonino Paola). Per questo lui e Brigida, forzatamente insieme ad Annarosa (Luisa Russo) , sorella di Achille e ad Antimo si apprestano a seguire il Commisario Rispoli (Bruno Alvino), perché sottoposti al “Programma di protezione” istituito per i familiari dei pentiti, che prevede dunque per loro un trasferimento in un’altra realtà geografica dove li attendono: una nuova identità; una nuova casa; un nuovo lavoro. I due sventurati, dunque scappano da Napoli senza nemmeno avvisare il loro unico amico Agostino (Francesco di Maio) ma dovranno fare i conti con gli imprevisti che li costringeranno a rifugiarsi, sotto mentite spoglie, in uno …..strano luogo, gestito da un certo Padre Rocco (Nando Rossi), prete napoletano emigrato, costretti a lavori, diciamo ..…originali. A questo si aggiunge la convivenza coatta con il famigerato criminale, anche lui parcheggiato là in attesa della destinazione definitiva. Una commedia che vuole essere una denuncia alla società, metafora della realtà, insomma una farsa riflessiva.
Note di Regia

“La valigia sul letto è, nei miei auspici, una commedia dove non manchino occasioni di sicuro divertimento; ma è anche, spero, il racconto di una storia che, benché buffa e risibile, ogni tanto presenti spunti per riflessioni certamente non superficiali. È ben vero, infatti, che gli argomenti affrontati (l’endemica difficoltà a trovare un posto di lavoro regolare; la necessità di soluzioni sempre improvvisate e non di rado illegali; l’inevitabile inquinamento delle coscienze e degli stessi sentimenti che fatalmente si accompagna al degrado economico e sociale; l’ombra della malavita che aleggia su tutti i personaggi e che getta un’ombra inquietante sull’intera vicenda), avrebbero certo potuto offrire spunti per una trattazione sicuramente più drammatica".
Questa una dichiarazione d’epoca dell’autore ed io come regista nel nostro allestimento ho cercato di rispettare le sue intenzioni facendo di tutto per mantenere in equilibrio il dramma e la farsa.

Bruno Alvino
 
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