Lo Malato Immagginario - TeatroMio

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Lo malato immaginario
Lo Spettacolo

Da molti ritenuto il capolavoro assoluto del teatro di Molière, Il malato immaginario narra le disavventure di un ipocondriaco Argante, padre di una bella figlia, marito di una donna opportunista e fedifraga e vittima di uno sciame di dottorini-avvoltoi salassatori e ciarlatani.
I guai cominciano quando, con un patto di matrimonio arbitrariamente siglato, Argante promette la figlia in moglie ad un giovane quanto babbeo dottorino di fresca laurea, in modo da potersi garantire un sereno (…e gratuito) futuro di consulti e ricette. L’ostilità della figlia, segretamente innamorata di Cléante, e la calcolata ingerenza della moglie, algida esecutrice di un piano truffaldino, finiscono per spingere il povero Argante in una fitta trama di inganni, equivoci, burle e finzioni, giocate - per lo più - sulla sua stessa burbera ed inguaribile ingenuità.
Ipocondriaco sino a rasentare la follia, Argante vive di medici e medicine, spiando ossessivamente in se stesso i sintomi di tutte le possibili malattie.
Su questa base scattano i meccanismi classici della commedia: una moglie avida, una figlia il cui amore è contrastato salvo poi trionfare al momento buono in un immancabile lieto fine, un gruppo di untuosi ed infidi dottori che si nascondono dietro grandi paroloni in “latinorum”, un fratello savio e una cameriera fedele e astuta come tradizione vuole.
Note di Regia

La tradizione iconografica e la fortuna teatrale de Il malato immaginario hanno spesso affidato ad un attore anziano la figura del protagonista: Argante è il vecchio brontolone che ha paura di morire e si affida ai medici per rimandare l'appuntamento.
Per sottolineare ancora di più la relazione tra le ansie di quel “malato” e l’uomo dei giorni nostri, ho affidato ad un attore giovane il ruolo del protagonista affinché ne venisse fuori un personaggio vitale, a dimostrazione della piena salute e di un timore più della vita che della morte. Così, con l'interpretazione di Natalino Di Guida, attore di età giusta, mi sono riproposto di  restituire al testo quella sfumatura, talvolta dimenticata, ma certo provvidenziale alla resa prima psicologica e poi ipocondriaca dell'infermità. Tra bottiglie ripiene di  misture di vario colore, , lo spettacolo vive in uno spazio immaginifico, quasi irreale, adatto a diventare quel luogo della mente nel quale mettere in scena la finzione del vivere. In questo contesto si inseriscono  le scene di Giusi Cuccaro, all'unisono in una geometria di essenze colorate.
Le musiche di Luigi Di Guida fanno da raccordo fra le brillanti battute e le atmosfere tragiche in cui versa l'ingenuo protagonista, che crede di ingannare la morte, fingendo una malattia che gli consente di sconfiggere, almeno in apparenza, "il vero, immancabile, malanno di esistere.”
Infine la trasposizione in Napoli dell’opera, resa dalla traduzione di alcuni personaggi e dai costumi di Antonietta Colledonico vuole dare maggiore fruibilità dello spettacolo per il ns. pubblico senza alterarne assolutamente il significato.
 
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