Non è vero ma ci credo - TeatroMio

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NON è VERO MA CI CREDO
Sinossi
 
Il commendatore Gervasio Savastano è tormentato dalla superstizione; i suoi affari non vanno bene e lui ritiene che la causa sia un suo impiegato, Belisario Malvurio, cui attribuisce un influsso malefico. Anche in famiglia ci sono problemi: sua figlia Rosina si è innamorata di un giovane impiegato, che il commendatore ritiene non all'altezza della ragazza. All'improvviso, però, la fortuna sembra ricordarsi del commendatore; gli affari cominciano di colpo ad andar bene non appena in azienda arriva un giovane, Alberto Sammaria, gobbo. Anche la figlia del commendatore sembra aver ritrovato la serenità, il giovane di cui era perdutamente innamorata è diventato un lontano ricordo. Tutto fila liscio, ma … un giorno Alberto Sammaria confessa al commendatore di essersi innamorato di Rosina, e per questo motivo è costretto a dare le dimissioni. Il commendatore non vuol perdere colui che ritiene il suo “portafortuna” e convince  sua figlia a sposare Sammaria, ma presto un incubo sconvolge i sogni del commendatore: che i suoi nipotini possano ereditare il difetto fisico di Sammaria. Il matrimonio si celebra, ma il commendatore non riesce ad allontanare i suoi timori e comunica ai ragazzi la sua intenzione di invalidare le nozze; ma……


 
 
Note di regia
 
Come tutte le grandi Commedie di grandi autori attori, anche questa presentava il rischio di      essere condizionati dallo stile del grande attore e rimanere bloccati su quel modello e realizzare,  magari, una brutta copia di quella interpretata dal grande Peppino de Filippo. Non volevo fare questo e non ho fatto questo, mi sono sforzato di dimenticare e applicare alla mia messa in scena un modello registico più moderno, ritmi più serrati e tempi veloci. Ho conservato l’aspetto grottesco del testo, sottolineando maggiormente i cadere senza però cadere nel macchiettismo. La scena  suggerisce e non rappresenta, arredata con elementi leggeri per quel tanto che basta, senza affollare gli spazi. Ecco, diciamo che ho provato a fare una “mia” commedia senza dimenticare l’originale.
Natalino Di Guida

 
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